Il ritratto di Dorian Gray
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Corse in soffitta in lacrime; i sensi di colpa divoravano il suo stomaco non avrebbe mai voluto che la gente lo vedesse in quello stato. Uno stato nel quale solo le persone colpevoli erano a abituati a vivere. L'essere consapevole di avere un'esistenza,un'anima marcia e logora: questo era il suo peccato peggiore. Strinse tra le mani il quadro afferrandolo dalla cornice massiccia e pianse lacrime acide. Le stesse sciolsero la tela e nelle sue mani non rimase nulla. Un vuoto incolmabile lasciato dall'assenza,un vuoto paragonabile alla sua anima che sprofondava nell'insignificante e nella vecchiaia. Chinò il capo e chiuse gli occhi quando ad un tratto sentì bussare alla porta. Nessuno era in casa in quel momento pensò,non poteva aprire la porta in quello stato.

Il mondo fuori non doveva sapere il suo segreto; la colpa era diventata la sua nuova faccia. Appeso a un punto di domanda si trascinò all'ingresso,e con voce tremante chiese: "chi sei?" ma nessuno rispose. Allora imperterrito continuò: "chi sei?Non aprirò finche' non sento la tua voce,non comprendo la tua identità." Ma ancora nessuno da dietro la porta rispondeva. Raccolse il poco coraggio che gli rimaneva,quello stesso coraggio che lo aveva spinto a compiere gesti estremi durante la sua esistenza. Era l'unica cosa che ancora non era invecchiata dentro lui. Afferrò la maniglia della porta e tirò versò di se gridando: "chi è?". L'uscio fu spalancato con forza ma nessuno c'era alla porta. "Ho le allucinazioni.Sto per diventare seriamente matto,qualcosa sta logorando e divorando la mia testa,i miei pensieri e la mia pelle" pensò tra se' e se'. Ad un tratto svoltò l'angolo dell'ingresso un uomo. Era lui stesso,una copia identica,stessi occhi,stesse mani,stessi abiti,stessi vizi,stesso viso e stessa anima. Chiuse la porta terrificato in faccia a quell'uomo,si girò di spalle ma lui era esattamente dentro la casa alle sue spalle,così Dorian urlò: "chi sei? vorrei vederti morto!" Quell'uomo non rispose a tale provocazione piuttosto si mise a sedere da solo sul divano senza che nessuno l'avesse invitato a farlo. Così Dorian cominciava a impazzire e iniziò a dire con tono agitato: "Posso sapere da dove vieni? cosa ti ho fatto? cosa cerchi da me?" L'uomo con fare ancora più ostile,prese il bicchiere che era sul tavolino e si versò dell'assenzio e incominciò a sorseggiarlo. Allora Dorian andò davanti all'uomo misterioso si sedette sul tavolino,strappò via il bicchiere dalle sue mani e lo lanciò contro una credenza rompendosi. Così facendo,avendo i suoi occhi davanti a sè con un respiro riprese a dire: "posso sapere cosa vuoi da me? dalla mia casa?" e l'uomo si accomodò ancora facendosi indietro col busto e disse: "vuoi sapere tutto questo ma non vuoi sapere il mio nome prima?",Dorian fu perplesso girò la testa verso il bicchiere frantumato per terra mise le mani tra i capelli e stringendosi il capo urlò: "basta!Qui le domande le faccio io. A casa mia faccio quello che mi pare." e l'uomo lo provocò dicendo: "durante la tua vita hai sempre fatto quello che volevi,come volevi e con chi volevi. Sono il tuo riflesso Dorian. Sono l'incarnazione della tua anima non puoi sbattermi fuori da una casa che è stata anche la mia." Stava iniziando ad accusare i primi segni di squilibrio.Si alzò con furia e urlò con tutta la forza che aveva nel cuore. Quell'urlo fu seguito da un battito di mani il secondo Dorian allora si alzò e applaudendo disse:"Sei uno spettacolo.La gente pagherebbe per vedere la tua vita ancora una volta che a rotoli.La gente gode delle sofferenze altrui così come hai fatto per tutto questo tempo tu carissimo Dorian.Ti seguirò ovunque in questa vita ma non nell'altra. Sarà il cielo a punirti,sarà qualcun altro ad assegnarti un posto.Il mio posto è questo,starti dietro e godere della tua rovina.Io sono la parte sana della tua anima quella parte che assiste alla tua disfatta,che non ha mai causato del male a nessuno e non sa nemmeno come si fa.Fai pure quello che vuoi Dorian la tua vita è un opera teatrale alla quale mi stanno facendo assistere senza un biglietto in platea!" Atterrito Dorian allora decise di uscire di casa disperatamente consapevole che in quella casa non sarebbe più riuscito ad entrare. Scappò via,corse a lungo su una strada deserta e assolata,si sporse sul ponte che si affacciava sul Tamigi lo scavalcò e tremando chiuse gli occhi.Era pronto a gettarsi nell'acqua,da quell'altezza vertiginosa. L'acqua era abbastanza profonda sapeva di non potersi salvare,la sua vita non era salvabile e dal profondo della sua anima e dal profondo del letto di quel fiume nessuno l'avrebbe mai più ripescato sano. La sua anima era sprofondata e con un tuffò anche lui con essa.

 

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