Salviamo Said
Abdelkrim, dopo aver rubato parte dei soldi, dati in custodia da Tarek per pagare i fornitori di droga, fu minacciato di morte dallo stesso. Il ragazzo, sicuro che Tarek avrebbe messo in atto la sua minaccia, fuggì via e si nascose. Said, avendo saputo del pericolo che correva il fratello, avvertì subito i genitori, che a loro volta, informarono le forze dell'ordine, denunciando tutto: i furti, lo spaccio di droga e i soldi rubati dal figlio. Essi speravano che Abdelkrim fosse trovato dalla polizia e affidato, attraverso la sentenza di un giudice, a una comunità di recupero per minori. Solo così, egli avrebbe evitato di essere ucciso da Tarek. Anche Samira fu informata della scomparsa del fratello ed era molto preoccupata. Dopo circa una settimana dal tragico evento, verso sera giunse una telefonata a casa di Said, era Samira che con una voce gioiosa, informò i suoi cari che suo fratello era a casa sua, sano e salvo. A questa notizia, tutti furono felici e piansero di gioia.
Dopo la telefonata, andarono a dormire, perché il giorno dopo li aspettava una giornata intensa ed emozionante. Said salutò i suoi genitori, prese per mano Mounir e andarono nella loro cameretta. Qui il piccolo si addormentò, stringendo tra le braccia un orsacchiotto di peluche. Ma improvvisamente il suo pensiero volò al giorno dopo, all'incontro con Abdelkrim, con Samira e Kevin. Il ragazzo rifletté a lungo sul dramma che stava vivendo la sua famiglia.
All'improvviso i suoi pensieri furono bruscamente interrotti da ripetuti squilli dal telefono di casa, raggiunse la cucina e vide i genitori che si stavano preparando per essere portati dalla polizia a casa di Samira. Said, vedendo piangere i genitori, capì che era successo qualcosa di molto grave, così chiamò subito sua sorella, per saperne di più. Al telefono rispose Kevin, che piangendo disse che mentre stavano dormendo, furono svegliati all'improvviso da forti rumori provenienti dalla porta d'ingresso, qualcuno l'aveva forzata per entrare in casa: erano due uomini molto grossi, con il volto coperto, con loro c'era Tarek con un coltello in mano. Appena entrati, i due si misero a cercare Abdelkrim, trovatolo si avventarono contro, colpendolo ripetutamente con calci e pugni, affinché restituisse i soldi al cugino, che intanto aveva preso Samira alle spalle e le mise il coltello alla gola, minacciandola di strozzarla se avesse gridato o chiesto aiuto. Finalmente i malviventi fuggirono e a quel punto fu chiamata la polizia e un'ambulanza, per portare il giovane ormai privo di sensi in ospedale.
Dopo aver chiuso il telefono, passarono ore interminabili. Said pianse in silenzio, non sapeva cosa fare, pensava sempre al fratello maggiore, era molto agitato e cambiava nervosamente i canali dei programmi televisivi. Ad un tratto sobbalzò, sbiadendo in volto. In televisione, in primo piano vide il volto di Tarek e la cronista di un telegiornale locale stava raccontando un tragico evento. Un ragazzo già noto alla polizia per furti vari e spaccio di droga, mentre era alla guida di una macchina rubata, in compagnia di due uomini, non si era fermato allo stop intimato dalla polizia, anzi aveva aumentato la velocità tentando di fuggire. Fu però immediatamente inseguito e raggiunto. I suoi complici fuggirono a piedi nelle campagne vicine, facendo perdere le loro tracce; invece Tarek scese dalla macchina e con un coltello in mano si avventò contro i poliziotti. Durante la colluttazione cadde a terra e si conficcò accidentalmente nella pancia il suo coltello. Fu soccorso immediatamente, ma giunse in fin di vita in ospedale, a causa di una violenta emorragia interna. Fu operato urgentemente senza però riuscire a sopravvivere.
Said rimase immobile, era terrorizzato. All'improvviso sentì bussare alla porta:era il professore Thèophile, che disse di essere stato chiamato dai genitori del ragazzo, affinchè accompagnasse lui e il piccolo Mounir in ospedale. Durante il viaggio, che durò circa un'ora, furono tutti tristi e silenziosi e quando giunsero nel reparto in cui era ricoverato Abdelkrim, i due fratelli poterono finalmente riabbracciare i loro familiari. Said subito comprese che le condizioni non erano delle migliori, infatti suo fratello era in coma irreversibile e non aveva la possibilità di sopravvivere. I suoi genitori, su richiesta dei medici, accettarono l'espianto degli organi. Così grazie a questo generoso gesto, altre persone avrebbero potuto vivere e anche il loro figlio avrebbe continuato a vivere in loro. Il professore Thèophile, abbracciò a lungo il ragazzo, dicendogli qualcosa in silenzio, poi salutò i genitori, Samira, Kevin e Mounir e mestamente si allontanò. Passati alcuni giorni, Said era nella sua camera con il fratello minore che intanto aveva finito da poco di completare il puzzle: una grande valle verde con fiori e alberi, un cielo azzurro, limpido all'orizzonte con un aereo che lo attraversava.
Mounir era felice per averlo completato. Il puzzle era bellissimo, ispirava serenità, tranquillità e tanta pace. Said pensava a quando il professore Thèophile all'ospedale gli aveva sussurrato all'orecchio una promessa: lo avrebbe seguito nel corso dei suoi studi e lo avrebbe protetto dalle cattive amicizie per fargli avere un futuro migliore, una vita diversa da quella di Abdelkrim. Da poco aveva saputo, leggendo un quotidiano, che i due complici del cugino erano stati rintracciati, arrestati dalle forze dell'ordine e condannati al carcere a vita. Il ragazzo decise di fare una passeggiata con Mounir e mentre camminavano mano nella mano, sentirono il rumore di un aereo, alzarono lo sguardo e videro che il cielo era azzurro e un aereo volava sopra di loro. Entrambi si guardarono stupiti e pensarono che era lo stesso aereo e lo stesso cielo del puzzle. I loro occhi esprimevano tutta la gioia di quel momento. Questo era l'inizio di una nuova vita. Una vita migliore piena di speranze in cui avrebbero potuto realizzare tutti i loro sogni di indipendenza e libertà ...

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