Barbablu

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La giovane moglie, spinta da una curiosità che le solleticava tutte le estremità del corpo (la punta del nasino prima di tutte), accese una piccola lanterna e si diresse verso la stanza segreta.

Sapeva bene che procedere " a lume di naso" non le aveva mai portato una grande fortuna e, mentre avanzava per i corridoi oscuri in compagnia della sua fedele ombra, ripensò a quella faccenda legata alla sua infanzia quando, svegliandosi di notte a causa di rumori molesti provenienti dalla camera dei suoi genitori, volle aprire quella porta e si ritrovò dinanzi una scena che le fece sgranare gli occhi dallo stupore: la mamma e il papà al tramonto facevano un dopolavoro "per arrotondare, tesoro mio". Loro collaudavano, una notte a settimana - per lo più il sabato notte - reti ortopediche.

 Scoperti sul fatto, le raccontarono che la ditta Omonflex li aveva selezionati per esprimere l'indice di gradimento dei loro letti. La piccola rimase sconvolta e addolorata nello scoprire che i suoi cari fossero costretti a faticare anche di notte.  Crescendo scoprì che a fine mese ad “arrotondarsi” era solo il ventre di sua madre e mai lo stipendio del padre che, contrariamente alle promesse fatte dalla  Omonflex, si prosciugava di nascituro in nascituro. Ragion per cui, eccola ora data in moglie ad un ricco straniero con smanie bibliche da custode barbuto con mazzo di chiavi al seguito.

 

Sorridendo ancora per l’immagine di suo marito accostata a quella di un San Pietro con la barba azzurra, si ritrovò dinanzi la porticina proibita. Le sue dita pizzicarono ferme e decise la chiave della verità e la infilarono nella toppa, ultima sentinella protettrice del mistero coniugale.

“Allora è un vizio!” esclamò. “Collaudatori di reti ortopediche anche qui? E non verrete anche voi a raccontarmi che siete dipendenti Omonflex!”

“No, dolcezza”- rispose uno degli adoni vestiti della sola beltà con la quale furono messi al mondo- “noi siamo alle dipendenze della Gayasex, un piccolo alveare dell’amore!” – e con tutto il suo liscio muscoloso (e depilato!) braccio si sporse in avanti invitando la giovane sposa ad unirsi a loro. Stordita ed eccitata, col naso che aveva ripreso a pruderle- allungò anch’ella il suo braccio per afferrare quello dell’ “ape operaia” e per un istante la scena fu assai simile alla Creazione di Adamo del Buonarroti, con il giovane nel ruolo del primo uomo e la donna in quello di Dio. Che notte memorabile trascorse la giovane sposa nell’alveare laborioso! Donne e uomini che fabbricavano instancabili e felici amore. E tutti perfettamente assunti e stipendiati da suo marito “l’ape regina”! “Adoro questo palazzo e le sue segrete!” pensò esausta prima di addormentarsi.

All’alba, si congedò dai fanciulli e andò ad attendere suo marito. Al suo rientro, lo accolse buttandogli le braccia al collo e gli sussurrò “so tutto, tesoro mio, non devi vergognarti del tuo segreto” e gli strizzò l’occhio in segno di complicità. Lui la osservò inclinando il mento e, quando realizzò di cosa stesse parlando, sollevò dapprima lentamente poi sempre più impazientemente il suo braccio e strappò dal suo volto e dalla sua testa la barba e i capelli posticci rivelando un volto dolcissimo e truccato alla perfezione: eyeliner  nero sulle palpebre, lucidalabbra fucsia e persino un neo finto disegnato con classe tra lo zigomo e la piega dell’occhio destro.

Ringraziò di cuore sua moglie per aver infranto le regole ed essersi fatta trasportare dall’olfatto che spesso, si sa, fa compiere scelte più gustose della cieca vista. Risero insieme sul modo di reagire delle precedenti mogli e della loro ristrettezze sul concetto di femmina + maschio = unica famiglia possibile e su maschio + maschio e femmina + femmina = famiglie da mantenere segrete.

Non indugiando oltre su riflessioni psicosociopolitiche , corsero tenendosi per mano verso l’unica famiglia possibile: l’alveare che produceva il miele che fa muovere l’universo.  Il miel d’amore.

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