Il Barone Rampante

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La fine di Cosimo Che Cosimo fosse giunto alla fine ce ne accorgemmo.
Non svolazzava da una pianta all’altra come era sempre stato solito fare ma aveva scelto un noce come sua nuova dimora e da lì non si muoveva.

Anche per lui era arrivato il momento della vecchiaia.
A me che ero  suo fratello riusciva ancora a farsi capire . Mi chiese di alleggerirgli quegli ultimi giorni.
Cosa non si fa per un fratello che si sa essere molto malato?
Raggruppai coperte e alimenti e trascinai una buona donna sulla pianta e glielo raccomandai.
Poi presi un cavallo. Avevo un’idea in testa.
Mio fratello non aveva mai amato le cose ordinarie. Anche la sua morte doveva
essere diversa, originale.
Andai in paese e chiamai tutti i bimbi. Li mandai a raccogliere foglie di ogni pianta
che erano attorno.
Poi li feci salire uno per uno sulla scaletta. Facevano odorare le foglie a Cosimo.
Gli si illuminavano gli occhi quando riconosceva l’odore e l’associava alla pianta.
Il suo giaciglio fu sommerso da foglie. Foglie di ogni colore,di ogni forma.
Ad un certo punto un’ape birichina fece loro compagnia.
Cosimo guardò fisso l’ape.
“Viola sei volata fin qui per me. Ero in pensiero”.
Poi stanco non biascicò più.
I bambini capirono viola del pensiero.
Scesero dalla scaletta uno ad uno e andarono alla ricerca delle viole.
Ne fecero un bel mazzetto e poi risalendo sull’albero coprirono l’uomo con i fiori
che avevano in mano.
Stordito da tanti profumi mio fratello iniziò a starnutire. I fiori e le foglie iniziarono
a volare tutt’attorno creando parole .
“Cosimo figlio nostro, cresciuto nei nostri rami ora devi lasciar il noce ad un altro pari”.
Cosimo si alzò di scatto e perdendo l’equilibrio volò giù dal ramo.
Per fortuna parecchi bambini erano ai piedi del noce e lo presero al volo.
Stordito biascicava parole su parole ma l’unica che capivano era “E’ ora”.
Io, suo fratello lo presi in braccio. Sembrava un bambino. Tutto raggomitolato su sé stesso.
Aprì gli occhi e vide il cielo stellato.
Il dito si muoveva contando.
Ad un certo punto sembrò librarsi come un uccello. Spiccò un volo  ed atterrò  sul bordo  del fiume.
L’argine franò sotto il peso e il povero Cosimo ne fu travolto in pieno.
Iniziò il suo nuovo viaggio nella natura che tanto aveva amato non volando di ramo in ramo ma trascinato da correnti che lo trassero in inganno.
Sparì in una di queste e ancora lo si cerca per dare all’uomo della natura una sepoltura certa.
Io,  suo fratello in questa vita non potei che far innalzare una stele con scritto:
Io sarò morto ma cercate Cosimo che non lo so di certo. Dopo 10 anni da questa data date per scontata la sua dipartita.
Ogni uomo che qui dovrà passare un piccolo ramo ha da gettare.
La natura lo ringrazierà per il figlio morto a causa della sua idealità”. Un giorno, nel 2010, un ambientalista passò di lì per caso.
Curiosando tra la vegetazione trovò la stele con l’ iscrizione.
Tornò in comune dal sindaco che gli permise di guardar in archivio.
Seppe tutta la storia intera e volle ringraziar Cosimo per l’apristrada che aveva fatto
tanti anni prima.
L’uomo del 2010 pensò che Cosimo, internazionale per il suo tempo,  era circondato ora da una vegetazione che non era della sua epoca certo.
Infatti piante tropicali ed altre si ergevano allungando i loro rami ovattando con il loro silenzio un posto sacro con il suo fardello.
Fece innalzare senza preavviso una stele al randagio.
Onorava così anche  il bassotto che tanto aveva girovagato unendo la natura all’umano.

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