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O pajèse nùeste stonne do bibliotèche” (al nostro paese ci sono due biblioteche) è il titolo di una poesia della poetessa Grazia Stella Elia pubblicata nella brochure che illustra i servizi delle due biblioteche di Trinitapoli tradotti in casalino, in inglese, in francese, in pittogrammi e in braille grazie al progetto “Confini del mio linguaggio, limiti del mio mondo”, conclusosi di recente.

Rubiamo il primo verso di questa lirica (Ce l’avava dèce, ma ce l’avava dèce!) per esprimere, con l’efficacia che solo il dialetto riesce a dare alle parole, la gioia che ha provocato la notizia che la biblioteca di viale I Maggio sarà aperta anche di pomeriggio, come quella centrale di via Aspromonte.

 

“Chi l’avrebbe detto, ma chi l’avrebbe detto!”, ripetiamo tutti noi, piacevolmente colpiti dalla risposta immediata che la Commissione straordinaria è riuscita a dare a distanza di pochi giorni dal convegno sulla “Povertà educativa”, organizzato dalla Direzione Didattica “Don Milani” e dall’Istituto Superiore “Dell’Aquila-Staffa”.

 

Infatti, la biblioteca di viale I Maggio è un centro di aggregazione finanziato e costruito più di un decennio fa a totale servizio dei bambini e degli adolescenti residenti nel quartiere UNRRA CASAS.

 

La vita di ognuno dei ragazzi del quartiere è il frutto di esperienze quotidiane vissute in famiglia, a scuola e più in generale nelle strutture che offre la comunità. “Se povertà significa deprivazione - si è detto nel convegno - allora le eventuali mancanze non possono essere ricercate esclusivamente a livello individuale, ma devono essere indagate in maniera più ampia e complessa, per consentire a insegnanti, educatori, operatori sociali e policy makers di disporre di una cornice all’interno della quale inquadrare la problematica e definire il quadro degli interventi”. Senza ombra di dubbio, l’intervento più proficuo è la fruizione per tutti di biblioteche, campi di gioco, teatri, laboratori, cinema, musei, mostre, concerti, escursioni e quant’altro arricchisce e allieta la vita degli adolescenti più fortunati.

 

La biblioteca, utilizzata a tempo pieno, può diventare nel quartiere un punto di riferimento prezioso per un ragazzo.

 

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Antonella Agnoli nel suo ultimo saggio “La casa di tutti” (Laterza editore) amplia i temi già trattati in un suo fortunato libro precedente “Le piazze del sapere” (Laterza 2009), descrivendo la biblioteca come piazza o casa di tutti, e dunque capace di diventare in un mondo sempre più privato e deprivato lo spazio pubblico per eccellenza, il luogo elettivo per il dialogo, il confronto, il cambiamento, un cambiamento che si immagina inevitabilmente positivo.

 

Il mondo è pieno di buone pratiche che potrebbero costituire modelli significativi da studiare e da imitare.

 

Ad esempio, la Biblo Toyen di Oslo, in Norvegia, non è più una semplice dimora di libri, ma è diventata un formidabile strumento di integrazione sociale con i suoi “free clubs” aperti ad adolescenti provenienti da contesti diversi. In Colombia, invece, ci sono i Parchi Bibliotecari di Medellìn che hanno ricevuto molti premi internazionali per l’impatto sorprendentemente positivo su una città considerata tra le più pericolose al mondo. E in Italia si può visitare la Casa Gialla al Pilastro di Bologna, aperta a giugno 2021, che è frequentata da centinaia di ragazzi che seguono una varietà di corsi, tra cui anche quelli di trucco.

 

Le biblioteche del futuro sono destinate a diventare “cantieri culturali” dove si socializza, ci si diverte, si studia, si impara, si diventa cittadini responsabili.

 

Lo vedremo?

 

ANTONIETTA D’INTRONO

 

Via: Corriereofanto

 

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