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Rosina

Rosa Santoro è stata un personaggio molto popolare a Trinitapoli e se non fosse esistita qualche scrittore l’avrebbe sicuramente inventata.

 

La gente la conosceva come “Rosina delle siringhe” perché per quasi 50 anni ha fatto punture e tenuto su il morale di quasi tutti i malati del paese, rimproverando in modo pesante qualche pauroso e affidando i più gravi alla Madonna di Loreto, della quale era devotissima. Rosina era l’annuncio mattutino del coraggio di affrontare la malattia senza drammi esistenziali.

 

Arrivava con la sua vecchia “torpedo” rossa, gridando ed imprecando sempre contro qualcuno. Frenava rumorosamente e con la sua borsa piena di lacci, siringhe, ovatta e provette suonava il campanello del suo paziente, iniziando dal portone una conversazione “essenziale” che molti ascoltavano e che serviva da avvertimento a non farle perdere tempo. L’attacco era: “uagliò, prepara u’còul” che tradotto in italiano significava più o meno questo: “giovane, per cortesia, sistemati nel letto in una posizione agevole per farti iniettare il medicinale senza mostrare molto delle tue parti intime”.

 

Nei dieci minuti che seguivano, superata l’operazione di soccorso, Rosina si inventava qualcosa ogni mattina per seminare sorrisi e talvolta risate a crepapelle. Aneddoti, barzellette oppure “sermoni”, a seconda del carattere del suo paziente, gli rimettevano “sangue in viso”, come usava dire. Il suo argomento preferito era la “crisi economica” causata dai ricchi che non pagavano le tasse e dai poveri che avevano “la crisi incorporata” dalla nascita e che non si decidevano a fare la rivoluzione.

 

Un brutto giorno, dopo aver regalato tante risate ai malati che assisteva, Rosina scoprì di essere gravemente malata. Iniziò coraggiosamente la sua battaglia per la vita andando avanti e indietro da Milano. Ogni volta che ritardava il suo rientro in paese, ci si chiedeva se fosse ancora viva. In un periodo di assenza più lungo da Trinitapoli, cominciò a girar voce che Rosina ci aveva lasciato per sempre.

 

Una sera, mi telefonò una delle sue pazienti più affezionate per chiedermi di scrivere un manifesto per l’arrivo del feretro di Rosina da Milano. Con le lacrime agli occhi e il cuore gonfio scrissi quanto segue:

 

Scompare Rosa Santoro, la nostra “Rosina delle siringhe” che continuerà ad aiutare il prossimo cantando le sue lodi alla vita nello sterminato cielo azzurro.

 

Un paese di amici riconoscenti.

 

Stavamo ancora in lacrime quando arrivò la bella notizia che Rosina era “resuscitata”.

 

A Milano dove si era trattenuta per riposarsi dopo il ciclo di chemioterapia, le era pervenuta la voce della sua morte annunciata. Non la considerò una cattiveria e neanche una previsione possibile. Avvertì solo il dovere di smentire e di avvisare gli amici che era ancora sulla terra. Si fece stampare dal dott. Nicola Parente un cartello che fece affiggere nella sua farmacia con su scritto: “Sono Rosina e sono ancora VIVA”.

 

Lo sterminato cielo azzurro dovette aspettare ancora sei anni prima di vederla cantare le lodi della vita, sempre urlando.

 

La notizia della sua morte destò molta perplessità. Alcuni sperarono che non fosse vera, come già era successo 6 anni prima.

 

Fummo costretti a crederci quando vedemmo il carro funebre.

 

Le sue battute, le sue storie e le sue sgridate continuano ancora ad essere raccontate nelle serate estive quando famiglie e amici si siedono fuori a chiacchierare al fresco.

 

Sarà difficile farla morire definitivamente.

 

ANTONIETTA D’INTRONO (Foto: Giuseppe Beltotto)

 

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Via: Corriereofanto

 

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