Il Gattopardo

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- Povera piccola stupida! - pensò Concetta mentre la vettura si allontanava e Angelica continuava a salutarla.

- Povera piccola stupida! - ripetè mentalmente anche quando la vettura era scomparsa ormai del tutto.

 

Si girò lentamente e salì le scale per rientrare. Si diresse in camera sua non prima di aver ordinato alla servitù che non voleva essere disturbata. Per nessun motivo. Si sdraiò sul letto e guardò il soffitto ritornando con la mente al colloquio avuto con Angelica e Tassoni.

La visita di quei due non l'aveva affatto turbata come sicuramente essi pensavano. Anzi. Se avessero saputo o lontanamente immaginato com'erano andate le cose sarebbero stati colti da malore. Concetta non era stata la povera fanciulla infelicemente innamorata del cugino. Tutt'altro. Concetta era stata per anni l'amante di Tancredi, il quale aveva sposato Angelica per fare carriera visto che le esigue risorse economiche dei Salina (finite quasi del tutto alla morte del Principe), non glielo avrebbero permesso. E così la povera Angelica aveva davvero creduto che la sua bellezza e il suo denaro avessero conquistato Tancredi. Oh, certo lui se ne era invaghito, ne era rimasto affascinato… ma il suo cuore apparteneva a Concetta, così colta, intelligente, con quel piglio deciso e autoritario tipico dei Salina.

Si alzò lentamente e lentamente scoprì il quadro incriminato che aveva ordinato di portare in camera sua. Con un dito seguì i contorni del viso raffigurato: gli occhi pieni d'amore, l'espressione gioiosa, i lunghi capelli sciolti sulle spalle seminude. Concetta sorrise compiaciuta nel rivedersi giovane e bella. La lettera che nel quadro stringeva nella destra era una delle tante che Tancredi le scriveva irrorandole di infuocate parole d'amore. Nei bauli gelosamente custodite sotto montagne di trine, merletti, sete e taffetà, di lettere ce n'erano a dozzine, le sue e quelle di Tancredi a sancire un amore che andava oltre le convenzioni sociali e i divieti di un padre-padrone. Le sembrava di sentire ancora l'odore di quella splendida mattina di primavera quando, dopo la partenza dei genitori per la fumosa Londra in visita all'amatissimo figlio Giovanni, aveva posato per l'amato. Come le sembrava bella la vita allora! Il futuro le appariva radioso e carico di promesse. La realtà, invece, era del tutto diversa! Ma in fondo non le importava, non le importava affatto dividere l'amore della sua vita con un'altra donna. Lei era una Salina e per una Salina ciò che contava era ottenere ciò che voleva. E lei aveva voluto Tancredi. Fortemente. Si alzò con fatica e si avvicinò alla finestra spalancata respirando a pieni polmoni. Avvertì un capogiro e si aggrappò alla tenda per non cadere. Negli ultimi tempi le capitava spesso ma non ne aveva fatto parola con nessuno.

- Domani - si disse - domani chiamerò il dottore. Si sdraiò di nuovo sul letto addormentandosi sotto lo sguardo assente di Bendicò.

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