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La Città è stata nominata dal Centro del Libro e della Lettura (Cepell) per ben quattro volte “Città che legge”, un titolo assegnato a 900 città italiane che posseggono i seguenti requisiti: biblioteche e librerie, un’iniziativa di promozione della lettura ben strutturata negli anni (come “LibriAmo”) e l’istituzione del “Patto per la Lettura”, un accordo tra Comune, biblioteche, associazioni e scuole che si sono impegnate a formulare proposte, elaborare progetti e a collaborare.

Dal 2017 i sottoscrittori (docenti, autori, editori, associazioni che promuovono la lettura) del Patto locale trinitapolese, oltre a mettere a disposizione competenze e lavoro volontario per organizzare iniziative congiunte, hanno spesso condiviso le proprie attività per creare buone pratiche da diffondere nel territorio.

Per otto anni la biblioteca è stata un’isola felice, un presidio culturale che ha avvicinato nuovi lettori, diventando un luogo piacevole di incontro dove non hanno mai attecchito competizioni, polemiche politiche, dispute autoreferenziali e pregiudizi. Sembrava troppo bello per essere vero. Infatti, improvvisamente, tutto è cambiato.

Lo scorso febbraio è entrata a far parte del Patto della Lettura “Casalini emigrati nel mondo”, un’associazione che negli anni ha organizzato in particolare iniziative sulla raccolta differenziata dei rifiuti. Gli altri sottoscrittori hanno accettato questo inserimento anomalo per evitare polemiche, perché sostenuto a gran voce dall’assessore alla Cultura, prof. Giovanni Landriscina, e dalla Presidente del Consiglio, avv. Loredana Lionetti, garanti dell’associazione diretta dal signor Nicola di Feo.

Di colpo il clima di serenità e di grande rispetto si è avvelenato. Il presidente di “Casalini emigrati nel mondo” ha iniziato a scrivere nella chat interna del Patto (creata per comunicare eventi legati alla lettura o a date di scadenza dei progetti Cepell) messaggi e commenti fuori luogo, di notte e di giorno, che hanno costretto al silenzio tutti i componenti della chat per evitare di polemizzare con chi considera la biblioteca “proprietà di famiglia” e con chi la definisce “un covo di … comunisti”.

Dopo tanti mesi di educata sopportazione e di altrettanto educate sollecitazioni a riportare serenità e rispetto nella chat, nella riunione del Patto del 2 dicembre scorso il prof. Giuseppe Acquafredda, in apertura, ha espresso con molta pacatezza il disappunto di tutti nei confronti di un comportamento scorretto mai verificatosi negli anni precedenti. Ne è seguita una scena allucinante che non viene descritta per rispetto dei lettori, ma della quale è tutto fedelmente verbalizzato.

Molti sottoscrittori del Patto, in seguito a questo “evento”, hanno chiesto con urgenza un incontro con il sindaco, che ha accolto la richiesta fissando un appuntamento nella sala Giunta del Comune per la sera del 12 gennaio alle ore 20.

Tutti si auguravano che questo confronto potesse avviare serenamente un nuovo anno di iniziative condivise da realizzare a scuola, in biblioteca ed in altri contenitori culturali del paese. Purtroppo la speranza si è rivelata vana.

Diligentemente, all’ora prestabilita, in una serata particolarmente rigida, i firmatari della richiesta di incontro, con tutti i componenti del Patto della Lettura, si sono raccolti davanti al portone del Comune, trovandolo inspiegabilmente chiuso. Nessun impiegato comunale ad attenderli, nessun avviso di annullamento o di rinvio.

Dopo aver atteso circa un’ora, qualcuno è riuscito finalmente a contattare telefonicamente un membro dello staff del sindaco, il quale ha comunicato l’“indisponibilità” a tenere la riunione e… nient’altro.

Tornati tutti a casa, sulla chat dei firmatari del Patto della Lettura, l’assessore alla Cultura ha inviato un messaggio con cui, anziché chiarire le ragioni dell’accaduto, ha rovesciato incredibilmente la colpa del mancato incontro sui convenuti, accusandoli di non aver fornito “risposte formali di adesione” e richiamandoli al “rispetto istituzionale” di un invito inviato dal sindaco.

Accuse ingiustificate e assurde, se si pensa che chi richiede un appuntamento, una volta avuto, debba scrivere “aderisco”. È logico, invece, il contrario.

Se veramente fosse stato ritenuto indispensabile un cenno di adesione, nulla vietava al numeroso staff del sindaco, nell’avvicinarsi del giorno fissato per l’incontro, di informarsi delle intenzioni dei componenti del Patto della Lettura, almeno presso i dirigenti scolastici che normalmente ricevono le PEC.

I docenti e i rappresentanti delle associazioni culturali non si lasceranno intimidire da nessun tentativo di isolamento e continueranno, come sempre, ad organizzare laboratori e incontri nelle due biblioteche “pubbliche”, che sono la risposta più efficace alla “povertà educativa” e all’ignoranza.

ANTONIETTA D’INTRONO

Via: Corriereofanto

 

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