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Lo scorso febbraio è entrata a far parte del Patto della Lettura “Casalini emigrati nel mondo”, una associazione fantasma rappresentata da una pagina facebook che, più che di libri e di lettura, si occupa di pizzerie, vecchie canzoni e vecchie foto.

Le associazioni e gli istituti scolastici, che da 8 anni fanno parte del gruppo di docenti e di esperti di progetti lettura, di workshop di scrittura creativa e di reading club, hanno accettato questo inserimento perché sostenuto a gran voce dall’assessore alla Cultura, prof. Giovanni Landriscina, e dalla Presidente del Consiglio, avv. Loredana Lionetti, garanti di una attività che il sedicente presidente di “Casalini emigrati nel mondo”, Nicola Di Feo, non ha mai svolto in passato e che, tra l’altro, non ha neanche incominciato a svolgere nel presente. Ha invece utilizzato la chat interna del “Patto “, creata per comunicare eventi legati alla lettura o date per scadenze progetti CEPELL, regionali e ministeriali, per inviare messaggi e commenti fuori luogo, di notte e di giorno, che hanno ridotto al silenzio tutti i componenti della chat, evitando di polemizzare con una persona che considera anche la biblioteca proprietà di famiglia e che guarda con sospetto le persone colte e preparate, non asservite a nessun padrone. Dopo tanti mesi di educata sopportazione e di altrettanto educate sollecitazioni a riportare serenità e rispetto nella chat, il 2 dicembre scorso la bibliotecaria ha introdotto l’argomento nella riunione del Patto e il prof. Giuseppe Acquafredda, prendendo per primo la parola, ha espresso con molta pacatezza il disappunto di tutti nei confronti di un comportamento scorretto mai verificatosi negli anni scorsi.

L’avv. Loredana Lionetti, presente in qualità di non sappiamo cosa, ha iniziato ad inveire in maniera scomposta contro il prof. Acquafredda, reo di aver parlato in assenza del signor Nicola Di Feo, il quale dopo poco è arrivato in biblioteca in compagnia del consigliere comunale Gioacchino Cicinato, esponente della stessa associazione fantasma.

La scena che ne è seguita ha fatto spaventare i bambini che stavano studiando nella sala accanto. L’avv. Loredana Lionetti ha urlato al prof. Acquafredda di avere il coraggio di ripetere il suo intervento alla presenza del neo arrivato che, senza capire bene che cosa fosse successo, si è trovato subito a suo agio in questa sceneggiata napoletana, ed ha incominciato anch’egli ad urlare contro il prof Acquafredda ma anche contro la sottoscritta e la prof.ssa Rosangela Ricco che guardavamo allibite e in religioso silenzio questa indecente performance. Ma “le clou de la soirèe”, il punto culminante della serata, lo ha raggiunto il signor Nicola Di Feo, con la sua battuta del secolo” questa( la biblioteca) è diventata “un covo di comunisti”!

In questo covo ci saremmo io che mi occupo di lettura e di biblioteche da più di 40 anni, Rosangela Ricco nominata dalla scuola media all’interno del patto e rea con preside e colleghi di aver organizzato numerosissimi incontri con gli autori che scrivono di mafia, la bibliotecaria, la dott.ssa Loredana Napoletano, rea di far parte del comitato esecutivo regionale dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e autrice di progetti finanziati dal CEPELL arrivati secondi in Italia, il prof- Giuseppe Acquafredda , responsabile del CONI e organizzatore di innumerevoli gare sportive premiate con i libri e la prof.ssa Maria Grazia Miccoli, presidente della Pro Loco e organizzatrice di recente di una iniziativa sulla violenza contro le donne.

In effetti è un “covo” che fa molta paura a chi considera la cultura un pericolo per coloro che, nella loro beata ignoranza, devono credere senza protestare alle bufale del potere.

Di questa vicenda, però, mi rattrista guardare un assessore alla Cultura e una Presidente del Consiglio intenti a sobillare e non a gestire una riunione con civiltà e senza acredine. Infine è ormai palese che questa frenesia del “lettore” Nicola Di Feo, papà dell’attuale sindaco, è tesa ad occupare tutti gli spazi e a mettere le mani anche sulla biblioteca pubblica, considerata un luogo non gestibile perché animato da persone libere che leggono, studiano e “pensano”.

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