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Io twitto, io posto, io taggo: la mia vita in un profilo
Ha senso immaginare la propria vita, e dunque la propria identità, come un elemento dinamico che presenta due componenti indipendenti e separate, due dimensioni antropologicamente differenti, quella 'online' e quella 'offline'? I dati, oltre al buon senso, sembrano smentire un costrutto teorico ancora molto duro a morire. Un italiano su tre è iscritto a Facebook, Twitter cresce sempre più rapidamente, ognuno di noi dedica tempo ed energie a condividere, commentare, postare, nascondere, nascondersi, esaltare, dissimulare, ignorare o far finta di farlo.
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Io ascolto: le colonne sonore di una vita
Biografia
Raffaele di Biase, 36 anni, avvocato dal 2005, amante della "sua" musica, musicista per necessità fisica. La passione per la letteratura e le brevi esperienze teatrali non l'hanno mai distolto da quella che da sempre considera la sua missione primaria: l'eliminazione della disco music dal panorama dei suoni sensibili, la distruzione della sua memoria dalle disprezzabili connessioni sinaptiche che le hanno dato odioso albergo, la tumulazione a mezzo ruspe giganti di tutte le cover bands che si ostinano a prolungarne la viscida tendenza a procurare aritmici e scimmieschi battimani di individui ostinatamente sorridenti.
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Io interpreto: le vite degli altri
Essere e tempo o essere è tempo? Essere o non essere? Non essere è essere? Mille modi per leggere quel che siamo o essere quel che leggiamo. E tu ci sarai o ci sei già?
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Io guardo: le tre immagini della mia vita
Cosa differenzia un diario personale da una biografia o da un’autobiografia? Cosa succede nella scrittura autobiografica che non accade invece nell’altra? E, soprattutto, cosa c’entra la fotografia – e l’arte visuale in genere – con la scrittura? Si possono vedere – e mostrare – immagini attraverso le parole e viceversa?
Durante il nostro incontro risponderemo insieme, se vorrete, a queste domande e molte altre ce ne porremo, ché le domande, si sa, sono – assai – più importanti delle risposte.
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Io coloro: i colori della mia vita
E' stato scritto che nella società moderna l'uomo è sempre più alienato da se stesso, fino al punto da percepire anche il suo corpo come un oggetto estraneo a se stesso di cui prende coscienza solo quando non funziona, cioè quando si ammala, cioè quando perde il colore. Ma il corpo è vita, il corpo è colore e questo dobbiamo ricordarlo soprattutto quando è sano. I colori rappresentano il filo che tiene uniti i differenti momenti significativi della nostra vita. Non riconoscere i colori della vita è come non sentire il sapore dei cibi, è come non vedere il senso della nostra esistenza. Scoprendo i colori che ci animano cercheremo di collegarci maggiormente al sentire che è nel nostro corpo e che spesso trascuriamo fino a diventare sordi al suo richiamo.
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Io mangio: i cibi della mia vita
Se la vita non è solo materia, anche il cibo non è solo materia. Ed allora, se andiamo oltre, scopriamo che il cibo è vita, quella che viviamo, che sentiamo, che respiriamo e che si esprime con sensazioni, stati d'animo, emozioni, sentimenti. Con il cibo, quindi, non introduciamo solo materia, ma anche quei movimenti dell'animo che ci fanno vivere con passione ed entusiasmo. Con questo nuovo atteggiamento possiamo scoprire le ragioni della predilezione per alcuni cibi che evidentemente ci rappresentano senza saperlo. E' quello che faremo andando alla ricerca del cibo che mi rappresenta, del "cibo che io sono".
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Io domando: una vita in un’intervista
A un’intervista ci si dovrebbe preparare come a un incontro d’amore. Con le stesse attese, lo stesso desiderio, la stessa attenzione sincera per l’altro. In fondo, intervistare un personaggio famoso (o un comune mortale) è un atto di seduzione, nel senso più etimologico del termine: il vero risultato, infatti, è quello di condurre qualcuno a sé perché ci doni qualcosa. Un’affermazione colorita, una frase che faccia discutere, una rivelazione, una confidenza, un segreto, un ricordo. O una semplice risposta: in alcuni casi non è scontato riceverne.
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Io penso: prove di "momentismo"
Che cos’è il momentismo Il momentismo è un esercizio narrativo simultaneo e corale di più autori, in diversi posti del mondo, che raccontano ciò che hanno osservato nei dieci minuti di vita quotidiana. Inizialmente le descrizioni possono avere una lunghezza massima di trenta righe, poi di venti e infine in dieci righe dattiloscritte. Poche parole appropriate possono consegnare un accadimento alla memoria del lettore. La scrittura momentista contribuisce a raccontare la realtà anche nelle sue forme più ordinarie.
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Io mi vesto: apro il mio armadio - Io mi svesto: il mio abito di dentro
Spesso la verità si nasconde sotto le cose piccole e apparentemente stupide e banali. La verità si traveste! Nasce da questa premessa l’attenzione all’abbigliamento che è la forma del nostro contenuto. Se voglio agire sul contenuto, posso agire partendo dalla forma? Che senso ha, quando ci svegliamo al mattino, scegliere un vestito o l’altro? Siamo creature mitopoietiche, creiamo simboli e diamo a noi stessi comunicazione simbolica.
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Io disegno: racconto la mia vita con i disegni
Sono stata invitata a presentare Piccolo, grande Uruguay. Il mio intervento sarà dunque concentrato su questo libro, su quello che c’è scritto e su quello che non c’è scritto. Parlerò della collana che lo ospita e sulle motivazioni che mi hanno fatto accettare il progetto. In fine, della mia esperienza riguardo all’autobiografia.
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